Irpinia land of water – no triv

Irpiniattiva opera da anni con forte radicamento sul territorio, promuovendo iniziative di valorizzazione delle risorse locali e di sensibilizzazione intorno a temi sociali, culturali e ambientali, per tutelare e rilanciare l’immagine irpina nel mondo globalizzato.
Il suo ultimo cortometraggio, Krineide (2014), sul tema del disagio femminile nelle aree interne, realizzato con la prestigiosa partnership di Canon Eos Cinema, ha raggiunto la partecipazione alle rassegne 2015 del Los Angeles Italia Film Festival e del Festival di Cannes.
Con “Irpinia Land of Water – No Triv” l’associazione presieduta da Carmine Caracciolo si porta adesso in prima linea nella contrapposizione all’idea di sviluppo dell’Irpinia basato sullo sfruttamento delle fonti fossili. Forte della collaborazione con l’agenzia di comunicazione
Arteteke, Irpiniattiva ha avviato una massiccia e incisiva operazione di marketing territoriale e di sensibilizzazione coinvolgendo, nella campagna contro i progetti di trivellazione, personalità del mondo della cultura, dell’arte, dello spettacolo, della musica, dell’imprenditoria, ideando una maglietta che è ormai diventata il simbolo della resistenza irpina.
Terra dal respiro antico e dalle intricate e misteriose sorgenti, l’Irpinia è la regione storico-geografica della Campania centrale, che oggi corrisponde in gran parte alla provincia di Avellino, compresa tra la dorsale dei monti Picentini, a Ovest, e la catena principale dell’Appennino campano, a Est. Fiera e selvaggia e allo stesso tempo animata da un popolo intraprendente e capace di una calda accoglienza, questa distesa geografica, conosciuta pure come Terra dei Lupi, è costellata di bellezze naturali incontaminate.
Tra i rilievi montuosi principali, splendide vette di origine carsica, vi figurano il Terminio e il monte Cervialto, massima cima dei Picentini. Terra di montagne, di campagne verdeggianti, di maestosi uliveti e di prestigiosi vigneti, la Terra de Lupi ha aria pulita, da respirare a pieni polmoni, configurandosi così meta ideale per incentivare un turismo verde, attraverso cui far riscoprire gli antichi borghi ricchi di storia e cultura, le affascinanti sorgenti, le tradizioni e un’enogastronomia di eccellenza, culto e vanto dell’intero Belpaese.
L’olio extravergine di oliva “Irpinia Colline dell’Ufita DOP” presenta caratteristiche organolettiche di grande pregio, motivo per cui riscuote crescenti consensi nei mercati. I vini DOCG sono poi il vero fiore all’occhiello. Il Taurasi, il Greco di Tufo e il Fiano di Avellino figurano in grande evidenza nella carta dei vini internazionali. L’abbondanza delle risorse idriche, che scorrono in una ampia rete sotterranea, rende questo luogo prezioso e inviolabile. È l’acqua l’oro vero di questa fascia di terra dai richiami ancestrali e dagli echi di storia gloriosa, riscontrabile nelle tracce archeologiche, nelle antiche cattedrali, nelle storiche fontane e nei tanti maestosi castelli. L’Irpinia non trattiene l’oro azzurro solo per sé ma è anche terra generosa. Dalle sorgenti dei monti Picentini, coperti di faggi, cerri e castagni secolari, nascono i fiumi Sele, Calore, Sabato, Picentino, Ofanto, le acque dei quali sono utilizzate per dissetare Napoli, l’Irpinia, la Puglia ed il Salernitano.
Le bellissime chiese di Frigento, il culto della pietra e della paglia di Fontanarosa, i boschi incontaminati di Sturno, le tradizioni secolari di struggente intensità. Gesualdo, confinante con Frigento, Fontanarosa, Grottaminarda, Paternopoli e Villamaina, è il paese dove visse e compose la maggior parte delle sue opere Carlo Gesualdo (1566-1613), conosciuto in tutto il mondo come il principe madrigalista, eccelso compositore di madrigali e opere sacre. Nel castello, che oggi finalmente torna a rivivere dopo un lungo restauro, il grande musico stampò i suoi bellissimi e struggenti testi musicali. Oggi il Principe dei Musici è celebrato nei più importanti contesti internazionali e Gesualdo si appresta ad essere una nuova sfolgorante cittadella della musica, attorno alla quale esiste un vero circuito d’arte, natura, benessere e folklore. La bellezza si intreccia con la storia a Villamaina, cittadina rinomata per le “Terme di S. Teodoro”, note fin dall’antichità per le proprietà terapeutiche dell’acqua. L’attività delle Terme risale alla seconda metà del XVII secolo, come testimoniano molti documenti dell’epoca, ma da tempi ancora più remoti è nota la località in cui sorge la mitica Valle d’Ansanto il cui epicentro è rappresentato dal lago della Mefite, ricco di fumarole e fanghi bollenti. Per le sue particolarità, infatti, la zona è persino ricordata da Virgilio nell’Eneide ed è descritta inoltre da molti altri antichi scrittori come Prinio, Siconio Apollinare, Aulo Persico. La Val d’Agri è una sub regione della Basilicata compresa tra i monti Sirino e Volturino. Prende il nome dal fiume Agri, che attraversa tutto il suo territorio.
Dalla scheda descrittiva della zona non figurano più le eccellenze, vanto di un tempo, del settore agroalimentare, come il vino doc e biologico, l’olio, i fagioli, i peperoni e la frutta. Il petrolio è poi davvero l’oro nero della regione? Testimonianze, dati, inchieste e statistiche dicono il contrario. I vantaggi prospettati dalle multinazionali si sono rivelati delle vere e proprie bufale. Simile all’Irpinia, la Val d’Agri non ha trovato giovamento nemmeno nelle royalties che, oltre ad essere le più basse al mondo (tra il 7 e il 10%), sono ripartite in base alla quantità di idrocarburi prodotta, rivelandosi briciole per i Comuni. La Val d’Agri deve oggi fare i conti con un aumento di patologie tumorali e cardiorespiratorie, con un calo del Pil e con una forte crisi nel comparto agricolo (secondo l’Istat dal 2000 al 2010 le aziende del settore nella Val d’Agri si sono ridotte di circa il 60%, con punte del 78% come a Sarconi). L’Istat ha pure etichettato la Basilicata come regione più povera d’Italia. I dati Cgil ci dicono poi che la regione ha un tasso di disoccupazione costantemente in crescita: «Nella sola Val d’Agri ci sono 8 mila persone tra disoccupati e inoccupati». L’emigrazione (soprattutto quella giovanile) è un altro dato che fa traballare l’equazione petrolio-innovazione-ricchezza. Tra il 2001 e il 2013 Marsico Nuovo, così come Moliterno, Montemurro e Spinoso, ha perso il 20% dei suoi residenti. Nel Pertusillo, che fornisce per il 60 per cento di acqua alla Puglia e per la restante parte a Basilicata e Calabria, la prof.ssa Colella ha dimostrato presenza di idrocarburi. La Basilicata ha oltre 400 siti contaminati dalle attività estrattive: dati della Commissione Bicamerale sul Ciclo dei rifiuti.
La caccia al petrolio nella verde Irpinia sta avvenendo in una regione, la Campania, che non ha tradizioni petrolifere. A Gesualdo è previsto il primo pozzo esplorativo, nell’ambito del permesso di ricerca di idrocarburi denominato “Nusco”, di cui sono contitolari, rispettivamente, per il 20% e per l’80%, la Italmin Exploration srl e la Compagnia Generale Idrocarburi srl (Cogeid). Il pozzo è previsto a poche centinaia di metri dal centro urbano, a soli 300 metri dalle scuole, a 50 metri dagli acquedotti comunali, a 350 metri dal rione Fiera, e a solo
800 metri in linea d’aria, dal castello, oggi oggetto di un restauro, in cui dimorò il Principe dei Musici Carlo Gesualdo. Il via libera al progetto di questo primo pozzo esplorativo è ora nelle mani del Ministero per l’Ambiente, essendo scaduto il termine entro cui la commissione VIA della Regione Campania poteva pronunciarsi, secondo quanto previsto dallo Sblocca Italia. Il timore ora è che il Ministero si pronunci a favore delle compagnie petrolifere, iniziando a rendere l’Irpinia una nuova Val d’Agri. Esperti e comitati contestano l’ubicazione del pozzo “Gesualdo 1″ in una zona altamente sismica, ricca di acquiferi e troppo vicino alla Mefite, sotto cui scorrono fluidi ad alta pressione. Troppo pericoloso sarebbe perforare dunque in questa zona, dove ci sono faglie sismogenetiche attive e dove anche una piccola fuoriuscita di petrolio inquinerebbe irrimediabilmente le risorse idriche dell’intera area. Il piano prospettato dalle multinazionali del petrolio contrasta fortemente con le vocazioni del territorio, una zona dove si producono eccellenze agroalimentari e dove, grazie al ricco patrimonio di storia e cultura, si sta cercando di avviare un ambizioso progetto turistico.